venerdì 28 settembre 2012

MUSEO DI SUCCESSO QUESTA LA VERA QUALITA'

Uno scorcio dell'interno del Museo del Bottone
Giorgio Gallavotti anima e cuore del Museo del Bottone continua  mietere successi e a far parlare del suo museo e di conseguenza di Santarcangelo. Il Sig. Gallavotti ha recentemente ricevuto manifestazioni di apprezzamento e stima da parte di una delle più prestigiose case di produzione di bottoni conosciuta in gran parte del mondo.

Merito delle sue doti comunicative e promozionali che hanno fatto conoscere ovunque il Museo del Bottone e che spingeranno questi illustri signori a visitare molto presto la nostra Santarcangelo.

Loris Dall'Acqua

martedì 18 settembre 2012

LE RUSPE DEMOLISCONO MULINO SAPIGNOLI

 Non  è una boutade ieri è stato abbattuto un altro mulino, trattasi di mulino Sapignoli di Savignano sul Rubicone.
       I mulini hanno rappresentato il fulcro dell'economia del secolo passato, le nostre valli erano disseminate di mulini molti dei quali tutt'oggi presenti anche se irriconoscibili in quanto ridotti a ruderi o trasformati in civili abitazioni rimangono comunque un' importatne testimonianza del passsato. Purtroppo questo patrimonio ieri ha perso un pezzo è notizia di oggi che mulino Sapignoli di Savignano sul Rubicone è stato demolito, le ruspe faranno spazio a un condominio.
       Peccato che la legge del mercato mieta vittime di questo calibro, del resto è sempre il denaro a dettar legge, purtroppo.

Loris Dall'Acqua 

domenica 16 settembre 2012

L'ARTE DELLA COMUNICAZIONE

La divulgazione della cultura incontra spesso molti ostacoli, non sempre si riesce a far breccia nella gente, le cause non sono da ricercarsi all' esterno, talvolta sarebbe sufficiente un po' di autocritica. Se una mostra, un museo o un sito archeologico non incontrano i favori del pubblico è troppo facile accusare gli altri di essere ignoranti.
Gli addetti ai lavori dovrebbero valutare quali errori di comunicazione siano stati commessi, sono infatti un' errata presentazione o un' inadeguata comunicazione i primi responsabili della mancanza di pubblico.

La capacità di affascinare anche quanti solitamente bypassano tutto quanto fa cultura dovrebbe essere la scommessa su cui "giocare la partita". Significativo il caso di strutture museali o siti archeologici di notevole valore storico sconosciuti ai più, mentre altre di diverso valore storico intercettano un maggior numero di visitatori riuscendo così ad imporsi come importante realtà nel panorama culturale e museale. L'arte della comunicazione e l'amore per l'arte e la cultura sono quel toco in più necessario a promuovere l'arte stessa.



Loris Dall'Acqua         Poggio Berni

venerdì 31 agosto 2012

MUSEO DEL BOTTONE UN ESEMPIO DA SEGUIRE

       Il Museo del Bottone colpisce col suo fascino anche Poggio Berni. Partendo dalla considerazione che un'amministrazione non debba limitarsi a costruire e comprare strutture ma che debba anche saperle far funzionare si reputava assurdo continuare a impiagare somme a bilancio per consulenze sull'allestimento di Museo Mulino Sapignoli essendo già allestito, ma forese sarebbe giunto il momento di provvedere a divulgare la sua presenza nel panorama museale. Non è nel nostro Dna la raccomandazione e non lo è nemmeno in questo caso, citiamo il Sig. Gallavotti e il suo Museo ( ed a sua insaputa ) in quanto l'unicità e la chiara fama della sua opera sono per noi il risultato che ci dovremmo prefigurare per il museo dell'arte molitoria, risultati che si ottengono anche a costi zero. Ambiziosi? Bisogna crederci ed essere determinati ma soprattutto amare il Mulino. E ci chiediamo se Amati ami il mulino.
      Questa che segue è l' interpellanza presentata dalla Cons. Francesca D' Amico al consiglio comunale di Poggio Berni del 31-12-2012 la risposta è attesa per metà settembre.

Loris Dall'Acqua   Pdl


Un'immagine del suggestivo Museo del Bottone a Santarcangelo
Al Sig Sindaco del Comune di Poggio Berni


Ogg: consulenza museo mulino Sapignoli


Spett.le Sig.Sindaco

Il nostro comune per la realizzazione del Museo Mulino Sapignoli ha messo a bilancio la spesa della consulenza di Mario Turci, direttore di musei santarcangiolesi e che ha svolto un buon lavoro di impostazione che nessuno mette in discussione.

Visto che l'amministrazione continua a mettere a bilancio le spese per consulenza sul Museo, ci chiediamo se non sia più opportuno, visto che alla realizzazione si è già provveduto, rivolgersi ad esperti nel settore museale in divulgazione e promozione.


Francesca D'Amico Pdl Poggio Berni
Visti i successi che sta mietendo anno dopo anno il Museo del Bottone, che sta facendo un'eccellente promozione tanto da essere conosciuto in tantissimi paesi stranieri e frequentemente promosso sulle principali testate giornalistiche nazionali, e vista la recente nomina nel direttivo dell'associazione nazionale dei piccoli musei del Sig. Giorgio Gallavotti direttore del Museo del Bottone, si chiede se non sia opportuna in questa fase avvalersi della consulenza di persone del suo calibro.



Cons. Francesca D'Amico Pdl Poggio Berni

sabato 18 agosto 2012

MUSEO DEL BOTTONE UNA RISORSA PER SANTARCANGELO

       Le eccellenze di un territorio possono essere di proprietà pubblica o privata e questo diventa certamente una discriminante quando si tratta di spendere soldi pubblici, in quanto, una pubblica amministrazione deve preoccuparsi giustamente del patrimonio pubblico e non di quello privato, ma quando si tratta di promuovere il territorio e di dare informazioni queste devono essere complete.
       Se si tratta di promuovere il territorio tramite ad esempio una cartina turistica, una guida, un sito, una rivista al turista non importa chi sia il proprietario di dette strutture, ma gli interesserà sapere cosa gli offre quella località, quali sono le sue eccellenze, i suoi monumenti e tutto ciò che ha una rilevanza turistica e di questi vorrà sapere quando sono visitabili, a quale prezzo e in quali orari.
       Recentemente il comune di Santarcangelo ha realizzato una piantina turistica nella quale ci si è  dimenticati di menzionare il Museo del Bottone, una svista inaccettabile anche in virtù del fatto che non è la prima volta che accade.
       Il Museo del Bottone non è "comunale" ma è una realtà di Santarcangelo così come è una realtà il successo che ha ottenuto a livello internazionale, ci sono persone che vengono per la prima volta a Santarcangelo proprio perchè incuriositi dalla particolarità di un museo che è unico al mondo e che in tutto il mondo è conosciuto. Si parla spesso del Museo del Bottone sui principali quotidiani nazionali e non, se ne parla sulle riviste e anche sui media di altre nazioni come ad esempio recentemente avvenuto in Cina, ma quando siamo a Santarcangelo in tutto ciò che è istituzionale del museo non c'è traccia. Ovvio che l'amministrazione debba occuparsi di far conoscere i propri musei che sono il Museo storico archeologico e il Museo degli usi e costumi della gente di Romagna, sul sito però dovrebbe specificare se menziona esclusivamente questi che trattasi dei musei comunali, mentre se si parla di musei a Santarcangelo andranno menzionati tutti pubblici e privati. Anche la Rocca di Santarcangelo è privata o l'Antica stamperia Marchi è privata ma come si può solo pensare di escluderle da qualsiasi guida? Evidentemente i numeri che è in grado di snocciolare il Museo del Bottone mettono in imbarazzo l'amministrazione comunale che con le proprie realtà museali non riesce a stare al passo.
      Non ci si può dimenticare di menzionare una simile realtà, Santarcangelo trae beneficio dalla presenza di una struttura che spesso funge anche da presidio turistico essendo spesso l'unica realtà turistica aperta in certi giornio ed in certe ore oltre tutto a differenza di altre non è a pagamento ma ad offerta libera.

Loris Dall'Acqua     Santarcangelo
   

sabato 16 giugno 2012

NUOVA VITA PER LA FOSSA VISERBA ?

Se il Marecchia è il filo conduttore naturale della nostra valle, la fossa Viserba ha rappresentato quell'indispensabile risorsa per la vita e l'economia locale passata, mentre oggi dovrebbe invece rappresentare la testimonianza di quel passato e andrebbe adeguatamente valorizzata.

La fossa Viserba ha notevolmente agevolato la vita delle popolazioni locali, lo testimoniano la presenza di tanti mulini per le produzioni di farine e biade, ma anche tante altre attività che sfruttavano l'acqua della fossa che potrebbe diventare un percorso didattico in cui si intrecciano aree museali e memorie storiche diverse.

Due i percorsi che involontariamente si intrecciano o che si potrebbero sviluppare:

1) Un percorso legato al "mondo subaqueo"

La fossa a Torriana alimenta un laghetto artificiale in cui è stato realizzato un osservatorio subaqueo in cui è possibile vedere cosa avviene sottacqua particolarmente adatto per le scolaresche, a Poggio Berni tra fossa e fiume c'è il parco della cava dedicato al giacimento fossillifero rinvenuto nel Marecchia e giunti a Viserba, sul confine con Viserbella, c'è il museo denominato E' Scaion museo della marineria e delle conchiglie unica forma museale dell' area di Rimini Nord.

2) L'altro percorso è quello legato allo "sviluppo economico" della valle, con il Museo Mulino Sapignoli a Poggio Berni in cui si racconta l'arte molitoria e la storia della fossa stessa testimonianza dell'incontro tra il mondo contadino e quello artigianale, ci sono o meglio dire ci sarebbero altri due siti in cui si parla da tempo di recupero ai fini dell'archeologia industriale: la parte storica della Buzzi Unicem e quella storica dell'ex corderia a Viserba, anch'esse collocate sulla fossa viserba ed entrambe utilizzavano la forza di quell' acqua tre storie diverse e tre testimonianze identitarie del territorio.

Se sull'area ex Buzzi come per l'ex corderia le intenzioni saranno quelle di rivalutarle anche a fini turistici la valenza culturale, identitaria e didattica di quei siti non possono venire meno, anzi, ricreare all'interno aree museali in cui si racconti la storia di quelle attività, del loro sviluppo economico sino alla loro chiusura mi pare un atto dovuto, ad esempio in Alta Valmarecchia col Sulphur si è andati in questa direzione. A questo si unisce la necessità di accordi sovracomunali per valorizzarla: una miglior manutenzione della fossa stessa, la possibilità di ricreare in alcuni punti dei sentieri che le corrano a fianco e di collocare lungo il suo tracciato, in adiacenza degli ex impianti molitori delle tabelle esplicative in cui racccontare alcuni cenni "storici" inerenti al passato di tale struttura.

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La proposta è stata presentata al Governo partecipato a Poggio Berni quello che segue la cronaca tratta dal sito del comune:


PROPOSTA N. 2

Il Sindaco legge l’oggetto della proposta presentata:

 

2) Provvedere per quanto di competenza alla sua manutenzione ed adoperandosi in prima persona coinvolgendo gli enti interessati al fine di valorizzarla dal punto di vista igienico e del decoro, ma anche al dine di realizzare dei "percorsi" sia fisici che virtuali che si intrecciano su di essa e che la valorizzino dal punto di vista storico, turistico, culturale. Due i percorsi ideali che si intrecciano e di alto valore didattico e culturale: 1) un percorso legato al "mondo subacqueo": a Torriana un osservatorio subacqueo,a Poggio Berni tra fossa e fiume c'è il parco della Cava dedicato al giacimento fossilifero del Marecchia e giunti a Viserba confine con Viserbella, c'è il museo denominato E' Scaion , museo della marineria e delle conchiglie unica forma museale dell'area di Rimini Nord. 2) L'altro percorso è legato allo "sviluppo economico" della valle, con il Museo Mulino Sapignoli in cui si racconta l'arte molitoria e la storia della fossa stessa, ci sarebbero altri due siti in cui si parla da tempo di recupero ai fini dell'archeologia industriale: la parte storica della Buzzi Unicem e quella dell'ex corderia a Viserba, anch'esse collocate sulla fossa Viserba dalla quale tutte ricavano energia. Promuovere in Unione e in Provincia la sua valorizzazione.

(Proponente Sig. Loris Dall’Acqua prot. n. 3766)

 

Il Presidente della Commissione Omar Ravello legge il parere espresso dalla Commissione “Partecipazione”

PARERE DELLA COMMISSIONE

 

BISOGNA INTEGRARE MAGGIORMENTE LE REALTA' STORICHE, ECONOMICHE E NATURALISTICHE DEL PROGETTO GREEN WAYS ED INSERIRE UN PERCORSO VIRTUALE DEDICATO AL NOSTRO TERRITORIO.

 

Il Sindaco apre la discussione ed effettuano interventi:

Ronny Raggini

Sig. Loris Dalla’Acqua

Terminati gli interventi il Sindaco mette ai voti il parere della Commissione

VOTAZIONE: Unanimità


Loris Dall'Acqua

martedì 29 maggio 2012

CHICCHI DI GRANO IN VIAGGIO

Sala macine di Museo Mulino Sapignoli di Poggio Berni
CHICCHI IN VIAGGIO
 (raccontalela ai vostri figli per spiegargli da dove viene la farina)

La macinazione vista da un chicco di grano

Me ne stavo immobile dalla mattina alla sera a prendere il sole in un campo di grano assieme a tutti gli altri chicchi, questa la mia bella vita fino all' inizio dell'estate, poi una volta che eravamo belli, asciutti e "maturi" il contadino veniva nei campi con una mietitrebbia che ci raccoglieva, ci seleziona e infine ci sistemava nei sacchi di iuta.

Una volta entrati nei sacchi, venivano poi sistemati in magazzino in attesa di essere macinati e trasformati in farina, venivamo tenuti al fresco e all' asciutto, altrimenti, la presenza dell'acqua o dell'umidità avrebbe sollecitato il nostro istinto naturale a germogliare.

Quando il contadino stava per finire le scorte di farina, caricava i sacchi di grano sul carro e ci portava al mulino, il luogo in cui si faceva la farina, che sarebbe servita poi a fare il pane, la pasta e tante altre cose. Arrivati sotto al portico del mulino, il contadino sistemava il cavallo o il somaro che ci aveva trainato fin lì e quindi scaricava i sacchi di grano e ci consegnava al mugnaio.

Il mugnaio ci prelevava dal sacco con una paletta e ci metteva in un secchio, nel frattempo apriva le chiuse del bottaccio, che era un piccolo laghetto che stava dietro al mulino, affinchè l'acqua arrivasse alle pale e le mettesse in movimento e quindi iniziava la macinazione.

Quando il mugnaio mi ha fatto uscire dal sacco per versarmi nel secchio fortunatamente mi ha preso tra gli ultimi, così ho potuto sbirciare quello che faceva per preparare le macine, ed ho imparato un sacco di cose che nemmeno immaginavo...

Credevo bastasse far girare le macine e invece ci sono tante altre cose a cui il mugnaio deve mettere le mani: deve regolare la distanza tra le due macine che non devono girare ne troppo vicine, ne troppo lontane, deve regolare la velocità delle macine in base all'apertura delle chiuse e anche la velocità con cui dobbiamo correre verso le macine inclinando la sessola che è quello scivolo che ci manderà dentro l' occhio della macina.

Ecco! Arriva il nostro turno! Il mugnaio prende il secchio in cui ci sono anch'io e ci versa nella tramoggia, una sorta di imbuto a forma di piramide rovesciata fatta di legno posta sopra alle macine in movimento. Dal foro sottostante finivamo sulla sessola, che era simile a un coppo rovesciato che il mugnaio inclinava affinchè noi scendessimo alla velocità giusta, ne troppo in fretta ne troppo lentamente. Da quella finivamo poi dentro all'occhio della macina quel foro centrale che ci permetteva di entrare e correre tra le due macine e scorrendo tra quelle due enormi pietre mentre erano in funzione venivamo schiacciati e trasformati in polvere, quella polvere che tutti chiamano farina. Una volta diventati farina finivamo nel cassettone, da dove il mugnaio ci raccoglieva con una paletta e ci metteva ancora dentro ai sacchi, quindi si tornava a casa. Eravamo partiti "chicchi" e siamo diventati farina.

Questo il viaggio che compivano tanti anni fà, milioni di chicchi di grano. Non venivamo distrutti, le macine ci trasformavano. E poi volete mettere la consapevolezza di essere parte della catena alimentare e di sfamare milioni di persone? Se il motto più gettonato di voi bambini è "Da grande farò il pompiere" il nostro è "Da grande farò il panino".

Loris Dall'Acqua    Poggio Berni